Tonnara di Scopello e Riserva Naturale dello Zingaro

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Secoli di cultura e tradizione marinara sono racchiusi nella tonnara di Scopello; luogo incantevole, intriso di storia e di leggenda. La tonnara di Scopello sovrastata, in un bellissimo scenario di mare e rocce, da due torri, una ubicata su un piccolo promontorio, risalente alla fine del 1500, progettata dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani, l'altra, duecentesca, di cui rimangono pochi ruderi, abbarbicata ad un'aspra roccia. Questo antico borgo marinaro di Scopello sorge sul sito della mitica città di Cetaria, così chiamata per l'eccezionale abbondanza di tonni esistente nel suo mare. Furono gli arabi, che chiamarono quel sito Iscubul, a ristrutturarvi la tonnara, una volta distrutta la città di Cetaria. Secondo fonti autorevoli, la pesca del tonno era praticata ancor prima dell’avvento dei romani e, nei pressi dell' attuale tonnara, si estendeva la mitica città di Cetaria, così chiamata per l' eccezionale abbondanza di pesci pelagici del suo mare. Di Cetaria e della sua tonnara, misteriosamente scomparse, oggi sappiamo poco, o quasi nulla. Gli storici sostengono che la tonnara venne ricostruita e riutilizzata dagli Arabi conquistatori i quali, tramandarono nei secoli questa nobile arte. L’ultima mattanza della tonnara di Scopello é avvenuta negli anni ottanta. La “Cialoma” (canto propiziatore dei tonnaroti per accrescere la loro forza nel tirare su le reti) echeggia ancora tra i magazzini che custodiscono le attrezzature e le barche, ancora in perfetta efficienza. Le abitazioni sono ancora come una volta, dignitose e confortevoli. Oggi il complesso è in disarmo, la pesca del tonno non è più redditizia, ma tutto è rimasto perfettamente efficiente, dal complesso ai magazzini, al baglio ed alle abitazioni, alle barche ed alle reti.

 La riserva, ed il mare che lambisce le sue coste, per la loro posizione geografica e l’elevata profondità delle acque, possono offrirci ancora incontri altrove considerati straordinari. Non é raro infatti, soprattutto nei periodi primaverili ed autunnali imbattersi in allegre comunità di stenelle, incontrare i cetacei oceanici, osservare le docili evoluzioni di capodogli dal respiro possente e rauco, o addirittura di pigre balene. Sono però i fondali a regalare ai sub le emozioni più forti: spugne, anemoni e madrepore dai colori smaglianti rivestono antri e cunicoli. Le colonie di astroides illuminano le pareti e gli anfratti più ombrosi; le gorgonie spiccano con i loro frondosi rami e gli spirografi mostrano i loro variopinti ciuffi piumosi. I lastroni di roccia, i faraglioni sommersi, le orlate e le ripide franate costituiscono il rifugio naturale di cernie bianche, dentici, saraghi e corvine; le punte e gli strapiombi rocciosi che sprofondano nel blu, sono invece la meta obbligatoria di tonni, lecce e grandi ricciole. La Riserva Naturale dello Zingaro si colloca all'estremità occidentale della costa tirrenica siciliana. Posta in continuità della serie di rilievi calcarei di origine mesozoica del palermitano, a poca distanza dal Monte Cofano che si erge isolato a Occidente, presenta una spiccata diversità di ambienti che in parte ospitano fitocenosi di grande interesse naturalistico e talvolta anche paesaggistico. Ricadente negli ambiti comunali di S. Vito lo Capo e Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, è estesa circa 1620 ha, ed è stata quasi interamente demanializzata nel 1982, tranne piccoli appezzamenti interni con relativi magazzini. Lungo un percorso di oltre 7 Km. di costa, con strapiombanti falesie che da un'altezza massima di 913 mt. portano rapidamente al mare, lo Zingaro, vissuto a piedi, (nella riserva non hanno accesso mezzi motorizzati) incanta per la sua aspra bellezza e per i colori intensi in ogni stagione: il profumato mare turchese, le bianche calette, le onnipresenti verdi palme nane, i rigogliosi lentischi e terebinti, i tenaci olivastri e carrubi, gli sgargianti colori dei fiori primaverili e autunnali nei pascoli, il dorato mantello estivo delle falde dei monti, le armoniose forme delle casette rurali. Nell'insieme la Riserva ospita circa seicento specie di piante vascolari oltre un centinaoo di macromiceti, briofite, felci e licheni in pieno rigoglio all'inizio della primavera. Come ogni altro ambiente tipicamente mediterraneo ben conservato, lo Zingaro ospita ancora specie che altrove (sia in Sicilia sia nel resto d'Italia) sono scomparse o molto rarefatte. L'Aquila del Bonelli si riproduce regolarmente nella Riserva deponendo uno o due uova, la Coturnice di Sicilia - abitante delle radure e delle macchie - riesce tuttora a mantenere popolazioni stabili nella Riserva, anzi, grazie alla protezione dell'area, è riuscita a ripopolare ampie aree esterne.

 

Lo Zingaro ha una superficie di 1650 ettari, una fascia litoranea di circa 7 Km, formata da una costa rocciosa di calcari del Mesozoico, intercalata da numerose calette e caratterizzata da strapiombanti falesie che da un'altezza massima di 913 mt. (Monte Speziale) portano rapidamente al mare.

La struttura geopedologica è rappresentata da formazioni calcarenitiche quaternarie e soprattutto da rilievi mesozoici di natura calcarea dolomitica. La morfologia del paesaggio presenta forme aspre e accidentate. I terreni costituenti la riserva sono il risultato dell'intrecciarsi dell'attività umana e dell'evoluzione della natura, infatti, fino a poco tempo fa ogni superficie, se pur piccola, era coltivata a scopo agricolo.

Notevoli sono i fenomeni carsici con formazione di pianori sommitali e doline dove l'erosione favorisce l'accumulo di terra rossa inframezzata da diffusi lituosoli e rocce affioranti in lastre e spuntoni. Lo Zingaro incanta per la sua aspra bellezza per i colori intensi in ogni stagione, per le bianche calette incastonate in un mare turchese, le onnipresenti palme nane, la rigogliosa macchia mediterranea, i tenaci olivastri e i maestosi carrubi da dove si intravedono le armoniose forme delle case contadine.

 

Riserva Naturale dello Zingaro


Lo Zingaro riserva terrestre è tuttavia strettamente legata al mare, che non è soltanto il confine geografico ma lo sfondo costante del paesaggio e il complemento indispensabile degli aspetti naturalistici.

Il profilo litoraneo è un'alternanza di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature degradanti dolcemente verso il mare.

Le calette tutte ciottolose viste dal mare hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle muraglie dolomitiche che entrando da Sud versante Scopello e andando verso Nord prendono il nome di Cala della Capreria (foto a sinistra), Cala del Varo (raggiungibile via mare), Cala della Disa o Zingaro, Cala Beretta, Cala Marinella, Cala Torre dell'Uzzo il cui substrato calcareo esalta la trasparenza dell'acqua proprio come un ambiente tropicale. E in fine Tonnarella dell'Uzzo.

Il paesaggio subacqueo è un continuo susseguirsi di colori e forme. Si comincia dalla sponda dove l'impatto del mare si fa tumultuoso e si adorna del Lithophyllum tortuosum un'alga rossa intricatissima e sfrangiata.

A livello di marea l'alga Cystoseira stricta testimonia il grado di purezza delle acque. Al di sotto del primo metro appaiono Cistoseire dall'aspetto più delicato che si mescolano ad altre alghe brune. 

Dove il blu è uniforme si fanno più frequenti gli animali dall'aspetto floreale: anemoni, rosee di mare, madrepore. Sotto queste fioriscono le Astroides calycularis (polpi di madrepora) che accendono le pareti di colori dall'arancio al rosso fuoco. Spugne dai toni gialli, violetti rossi, rivestono antri e cunicoli. A profondità ragguardevoli gemma ancore il corallo rosso.

I pesci sono rappresentati soprattutto da labridi e blennidi dalle livree coloratissime. Una rarità è la presenza del Troittor a vermeti un mollusco gasteropode dalla conchiglia a forma di tubo lunga da uno 1 a 2 cm. di natura calcarea fortemente gregaria, tanto da fondersi in masse uniche di calcare. Grazie a questo processo si formano queste piattaforme (troittor) che orlano la costa.

Numerosi e interessanti sono i cunicoli e le grotte sommerse tanto da essere oggetto di tesi di laurea. Le più conosciute sono: la grotta del Colombaccio in prossimità del limite di levante con ingresso situato a 2 mt. circa che si allarga in una camera ampia 30 mt. Grotta della corvina in prossimità di punta Craperia, grotta della Craperia, grotta della Mustia, grotta della Ficarella.

Come già detto pur non essendo una riserva marina è vietato introdurre fucili, canne da pesca e strumenti di cattura di qualsiasi genere. Come da regolamento.

 

TOUR SCOPELLO

 

Durata 2 ore

Tour panoramico con sosta alla Tonnara di Scopello con vista dei magnifici Faraglioni, proseguimento al Baglio di Scopello con sosta e degustazione di “Pane Cunzatu” (pane tipico siciliano) e bibite.

 

 

 

 

 

 

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