Tour ad Alcamo e Shopping

DURATA TOUR: 5 ORE (per info disponibilità e costi contattaci)

ALCAMO

La prima testimonianza sull'esistenza di Alcamo risale al 1154 grazie ad un passo del Libro di Ruggero II, scritto dal geografo berbero Idrisi per ordine del re normanno al fine di ottenere una raccolta di carte geografiche. Lo scrittore descrive, da più di un miglio arabo di distanza, la posizione di Alcamo dal castello di Calatubo (tutt'oggi visibile all'interno del territorio comunale) e la definisce mazil ovvero "casale o gruppo di case" con terre fertili e un fiorente mercato. Un diario del 1185 di un pellegrino andaluso conferma l'origine araba della cittadina; quest'ultimo, in viaggio da Palermo a Trapani, si fermò ad Alcamo che definì beleda: paese con moschee e mercato.

Dagli Arabi ai Borbone 

La città ha subìto il succedersi di diverse dominazioni: agli Arabi succedettero dapprima i Normanni e poi gli Svevi, in questo periodo l'attuale centro storico era abitato da musulmani e diviso nei quattro casali di S. Vito, S. Leonardo, S. Ippolito e S. Nicolò. Una serie di rivolte dei saraceni tra il 1221 e il 1243 indusse l'imperatore Federico II di Svevia a deportare la popolazione araba da Alcamo e i casali divennero gradualmente cristiani. La città passò quindi nelle mani di diversi feudatari, dapprima i Ventimiglia, di cui rimangono i resti dell'omonimo castello sulla cima del Monte Bonifato, poi i Conti di Modica, il cui castello è tutt'oggi presente in ottime condizioni allorché restaurato in tempi recenti. Il castello risalirebbe al XIV-XV secolo ad opera della famiglia Peralta e fu successivamente completato dai feudatari Enrico e Federico Chiaramonte. Fu in possesso dei Cabrera Conti diModica fino al 1812, e vi soggiornò nel 1535 l'Imperatore Carlo V. La struttura del castello è a forma romboidale con 4 torri delle quali 2 quadrate presenti agli angoli e 2 circolari unite da cortine. Nelle varie torri era presente una stanza di tortura per i prigionieri, locali per le sentinelle ed alloggi per i sovrani di passaggio. Una delle caratteristiche peculiari del castello è data dalle spesse mura che lo delimitano, le quali un tempo difendevano egregiamente l'edificio dagli attacchi nemici.

Castello dei conti di Modica

Intorno al 1500, per un periodo la città si trovo sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega, che combatté le incursioni dei pirati turchi. Il centro abitato viene cinto da mura difensive merlate che comunicavano con l'esterno attraverso quattro porte: Porta Palermo alla fine dell'attuale via Rossotti, Porta Corleone alla fine dell'attuale via Comm. Navarra, Porta di Gesù posta di fronte la chiesa Santa Maria di Gesù attigua al convento dei Francescani, e Porta Trapani posta all'inizio di via Comm. Navarra. Nel 1535, in onore dell'imperatore Carlo V di passaggio per Alcamo, di ritorno dalla Tunisia, fu chiusa la vecchia Porta Trapani e ne furono aperte altre quattro: Porta stella, Porta Nuova e le nuove Porta Trapani e Porta Palermo poste all'ingresso e alla fine dell'attuale corso VI Aprile che venne chiamato Corso Imperiale.

Nel XVI secolo si ha una svolta in senso culturale per la città di Alcamo, la quale ebbe alcune scuole e dei dotti insegnanti, tra cui il poeta ed erudito Sebastiano Bagolino (1562-1604). In questo periodo avvenne anche l'apparizione della Madonna ad alcune popolane e il ritrovamento dell'immagine della Madonna, poi venerata col titolo di Maria Santissima dei Miracoli (1547). Tra il 1574 e il 1575, mentre fiorivano l'architettura e la scultura, la popolazione alcamese venne decimata dalla peste. In quel periodo i cadaveri degli appestati furono sepolti nel cimitero di S. Ippolito. Il XVII secolo per Alcamo fu ancora contrassegnato da pestilenze e moti popolari. Però questo fu un periodo d'oro per le arti, con la costruzione della Chiesa Madre, su progetto degli architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante, il cui interno fu decorato anche con 38 splendidi affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1699). Di quel periodo furono anche la ristrutturazione della chiesa di S. Oliva, la ricostruzione della chiesa di SS. Paolo e Bartolomeo, il completamento della monumentale chiesa del Collegio e della chiesa di S. Francesco di Paola. Inoltre nel 1667 Mariano Ballo fece costruire un teatro, il teatro Ferrigno, in seguito ribattezzato cine-teatro Euro, e dopo i recenti restauri, teatro Cielo d'Alcamo.

La città, dopo le epidemie ebbe un ripopolamento solo nel XVIII secolo, nel 1798 la popolazione era già di 13.000 abitanti.

Con l'avvento del XIX secolo Alcamo diventò demanio regio, e in rappresentanza della città furono membri del parlamento siciliano gli arcipreti Stefano Triolo Galifi e Giuseppe Virgilio e il barone Felice Pastore. Nel 1820 una rivolta diede luogo ad assassinî e saccheggi, alla liberazione di delinquenti dal carcere e all'incendio degli archivi comunali. Nel 1829 l'ennesima epidemia, questa volta di colera, decimò buona parte della popolazione. Nel 1843 venne iniziata la costruzione dell'attuale palazzo comunale, su un terreno che apparteneva al barone Felice Pastore. Durante il Risorgimento molti cittadini alcamesi hanno una partecipazione attiva.

Unità d'Italia e Fascismo 

Il 1812, il 1820, il 1848 e il 1860 sono gli anni nei quali Alcamo, insieme alle altre città siciliane più patriottiche, porta avanti gli ideali dell'Italia unita, guidata dalle famiglie Romano, Fazio e Triolo di Sant'Anna. Stefano e Giuseppe Triolo il 6 aprile 1860 fanno sventolare la bandiera tricolore sul palazzo del Comune, costituendo delle squadre di volontari che si recheranno in aiuto a Garibaldi nella battaglia di Calatafimi, il quale poi emanerà ad Alcamo alcuni decreti dittatoriali per conto di Vittorio Emanuele II. Sarà Francesco Crispi, poco tempo dopo, a preparare la costituzione per le terre liberate.

Alla fine del secolo, nel 1897, venne inaugurata l'illuminazione pubblica. Tra le figure cittadine più importanti di questo periodo va ricordato il sacerdote Giuseppe Rizzo, fondatore della Cassa Rurale e Artigiana. Negli anni successivi, durante la prima guerra mondiale, morirono quattrocento cittadini alcamesi e il periodo seguente fu caratterizzato da miserie e stenti causati dall'inflazione monetaria e dal brigantaggio. Nel 1918 l'epidemia influenzale chiamata "spagnola" causò la morte di circa cinquecento persone. Con il fascismo, i cittadini chiesero allo stato l'elezione della città a capoluogo di provincia, ma la richiesta venne rigettata. Durante la seconda guerra mondiale gli alcamesi morti o dispersi in battaglia furono 213.

Il 21 luglio 1943 gli Americani entrarono ad Alcamo senza incontrare resistenza. Il 18 dicembre 1944 il disagio economico e sociale portò la popolazione ad insorgere occupando il palazzo Comunale e incendiandone gli archivi.

Economia 

Alcamo è uno dei centri principali in Sicilia per la produzione del vino. A questa attività, che contribuisce non poco al reddito dei residenti, sia per i possedimenti agricoli che per il cosiddetto indotto, si affianca l'allevamento bovino e ovino, la coltivazione dell'olivo, dei cereali e del famoso melone locale, chiamato localmente miluni purceddu. Nel settore primario è significativa anche l'attività estrattiva (in particolare del marmo, ma anche travertino), il terziario più o meno avanzato rimane comunque il settore con più occupati.

Il clima è temperato e la posizione centrale rispetto al Golfo di Castellammare regala dei panorami caratterizzati da magnifici orizzonti, che dal Monte Bonifato è ancora più facile scorgere. Le campagne circostanti regalano uno splendido paesaggio di ondulanti colline piene di vigneti e ad Alcamo marina è ancora possibile ammirare le dune di sabbia.

La compresenza di città, montagna, campagna, spiaggia e mare rende il territorio alcamese pieno di alternative naturalistiche.

Al di fuori del centro abitato, ma comunque all'interno del territorio comunale, dirigendosi verso Palermo si incontra il Castello di Calatubo, fortezza edificata in epoca altomedievale.

Arte e Cultura 

Alcamo si è resa famosa in tempi lontani per la poesia del noto poeta alcamese Cielo d'Alcamo (noto anche come Ciullo d'Alcamo) "Rosa fresca aulentissima", prima testimonianza tangibile dell'uso dell'italiano volgare per i componimenti poetici, risalente al XII secolo. All'illustre concittadino gli alcamesi hanno, via via nel tempo, intitolato molte emergenze della città, come la piazza principale, il Liceo classico e il teatro comunale.

Dal punto di vista culturale, Alcamo vide nei secoli successivi un fiorire di attività legate alle arti, come l'edificazione di chiese ed edifici dapprima in stile barocco, poirinascimentale, con l'afflusso di numerose personalità di livello internazionale: pittori (Guglielmo Borremans, ma anche il talentuoso pittore monrealese Pietro Novelli), scultori (Antonello Gagini e Giacomo Serpotta) ed artisti vari che hanno impreziosito ed abbellito l'immagine della città. fonte wikipedia

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